

152. Una crescita economica senza progresso civile.

Da: G. Procacci, Storia degli Italiani, secondo, Laterza, Bari,
1968.

Il miracolo economico permise all'Italia di spezzare
definitivamente le catene dell'arretratezza in cui per secoli era
stata mantenuta, ma non fu accompagnato da un analogo progresso
civile: questo afferma lo storico Giuliano Procacci nel seguente
passo, nel quale evidenzia i costi sociali dello sviluppo
economico.


Finalmente, dopo anni di stenti e di privazioni, gli italiani
conoscevano un certo benessere: il consumo della carne e dello
zucchero, gi bassissimi, aumentarono e i tetti delle case si
popolarono di antenne della televisione, attraverso le quali
giungeva a tutti, assieme alle canzonette degli innumerevoli
festivals che si svolgevano attraverso tutta la penisola, la voce
paterna e suadente dei predicatori e dei ministri democristiani. .
Il miracolo economico ebbe anche i suoi eroi. Tale fu in un certo
senso Enrico Mattei, un valoroso partigiano che, come gli ex
garibaldini della seconda met dell'Ottocento, si fece dirigente
industriale e al cui nome  legato lo sviluppo dell'ENI e il
tentativo, condotto con spregiudicatezza e azzardo degno degli
antichi mercanti italiani, di sottrarre l'Italia al monopolio
delle grandi compagnie petrolifere internazionali. A questo fine
egli stabil una serie di contatti con i popoli coloniali e di
nuova indipendenza e si disse anche che finanziasse il Fronte
nazionale di liberazione algerino. Mor nel 1962 in un incidente
aereo e si parl subito di sabotaggio. [...] .
Ma il miracolo economico, come tutti i molti miracoli che abbiamo
contato nel corso della storia d'Italia, ha anche il suo rovescio
della medaglia. Lo sviluppo edilizio, svoltosi sotto il segno
della pi sfrenata speculazione, ha pregiudicato in modo
probabilmente irreparabile l'urbanistica delle principali citt
italiane e ha irrimediabilmente deturpato paesaggi unici al mondo.
La motorizzazione di massa  stata artificialmente gonfiata al di
l delle possibilit economiche del paese, oltre che da una
sapiente tecnica di persuasione occulta, anche attraverso una
deliberata rinuncia da parte dello Stato a promuovere i mezzi di
trasporto pubblico. Mentre si costruiscono migliaia di chilometri
di autostrade, si pensa a sopprimere cinquemila chilometri di
ferrovie e i trasporti pubblici urbani, costretti a procedere a
passo d'uomo nel caos del traffico cittadino, presentano bilanci
paurosamente deficitari. L'esodo dalle campagne ha acuito la crisi
di una agricoltura che in vaste zone del paese  ancora regolata
da contratti e da rapporti superati e anacronistici, solo
parzialmente intaccati dalla riforma agraria attuata dal governo.
.
Ma questi - si potrebbe obiettare fondatamente - sono gli
inconvenienti e il prezzo del progresso e comunque non si pu
certo negare che in quest'ultimo decennio l'Italia sia riuscita a
spezzare definitivamente le catene dell'arretratezza cui per
secoli era stata mantenuta e si sia inserita nel ristretto novero
dei paesi a forte sviluppo industriale. Ma ci che lascia
perplessi e scettici molti italiani di fronte al miracolo
economico  la constatazione che ad esso non ha corrisposto un
analogo progresso civile. La condizione operaia italiana rimane
precaria e dura; la disoccupazione, malgrado la valvola di
sicurezza dell'emigrazione, che ha assorbito circa 3 milioni di
braccia, rimane ancora a livelli preoccupanti; le attrezzature
civili, le scuole, gli ospedali, sono assolutamente inadeguati e
solo da qualche anno  stata introdotta l'obbligatoriet
dell'istruzione fino a 14 anni, la quale per ancor oggi 
largamente evasa. L'amministrazione pubblica rimane insufficiente
e elefantiaca, la giustizia lenta, l'universit medievale, il
sistema fiscale vessatorio contro i poveri e impotente contro gli
evasori fiscali, la corruzione dilagante.
